Saumur-Champigny 2015
Cabernet franc in purezza, sull'altopiano di tufo di Chacé: il Saumur-Champigny che ha mostrato al mondo di che cosa è capace questo vitigno. Frutto nero fresco, grafite, una trama fine e serrata che non pesa mai, portata da una freschezza che chiama il bicchiere successivo.
In casa Foucault la famiglia è su queste vigne dal 1894, e Bernard e Charly hanno preso il testimone nel 1969. Fermentazione in vasca di cemento con i lieviti del luogo, follature a mano, poi fino a due anni di botte e un anno di riposo in bottiglia prima dell'uscita. Né chiarifica né filtrazione, quattro vini in tutto il domaine, non uno di più.
L'ABBIAMO SCELTO PER
La bottiglia che si apre quando qualcuno dichiara di non amare il cabernet franc: si versa, si lascia respirare, e la conversazione cambia campo.
Le Saumur-Champigny du Clos Rougeard : cabernet franc de tuffeau, fruit noir frais et graphite, une trame fine que la fraîcheur tient de bout en bout. Assez racé pour la grande table, assez digeste pour qu'on le resserve. Il s'accordera très bien avec :
- Pigeon rôti rosé : jus court et une pointe de poivre ; l'accord des initiés.
- Filet de bœuf : simplement grillé, sel gris ; le vin apporte le fruit, la viande fait le reste.
- Veau de lait aux morilles : la crème et le champignon épousent le côté sous-bois du cabernet franc.
- Sandre au vin rouge : le grand classique ligérien, servi chez lui.
- Champignons de saison : poêlés ou en risotto, ils réveillent les notes de terre.
- Sainte-maure de Touraine : et tommes fines, pour finir sans rupture.
À éviter : les plats sucrés ou très épicés, qui écrasent une trame jouant justement sur la finesse. Inutile de carafer brutalement : vingt minutes d'air suffisent.
Nous avons confiance en vous. Consommez nos vins avec modération.
| Producteur: Clos Rougeard |
Clos Rougeard
A Chacé i Foucault coltivano le stesse vigne dal 1664: otto generazioni. Ma sono stati due fratelli, «Charly» e «Nady», a far entrare il Clos Rougeard nella leggenda: il cabernet franc della Loira portato al livello dei più grandi vini di Francia, senza uscire dal paese.
Mai un prodotto di sintesi: il biologico prima che la parola esistesse. Vendemmia a mano, lieviti indigeni, l'infusione al posto dell'estrazione: prima la violetta, poi i muscoli. Poi dai diciotto ai ventiquattro mesi di sonno nelle cantine scavate nel tufo.
Tre rossi leggendari, il Clos, Les Poyeux tutto seta, Le Bourg, un monumento nato da vigne vecchie, e il Brézé, uno chenin che in molti mettono tra i più grandi bianchi di Francia. Volumi minuscoli, liste d'attesa infinite.
Charly se n'è andato nel 2015; dal 2017 la famiglia Bouygues, quella di Montrose, porta avanti l'opera senza cambiarne una riga. Lo spirito continua nei figli: il Domaine du Collier di Antoine è nato su una piazza di Chacé. Le bottiglie, loro, restano introvabili: unico difetto che gli si trova.