Clos Rougeard
A Chacé i Foucault coltivano le stesse vigne dal 1664: otto generazioni. Ma sono stati due fratelli, «Charly» e «Nady», a far entrare il Clos Rougeard nella leggenda: il cabernet franc della Loira portato al livello dei più grandi vini di Francia, senza uscire dal paese.
Mai un prodotto di sintesi: il biologico prima che la parola esistesse. Vendemmia a mano, lieviti indigeni, l'infusione al posto dell'estrazione: prima la violetta, poi i muscoli. Poi dai diciotto ai ventiquattro mesi di sonno nelle cantine scavate nel tufo.
Tre rossi leggendari, il Clos, Les Poyeux tutto seta, Le Bourg, un monumento nato da vigne vecchie, e il Brézé, uno chenin che in molti mettono tra i più grandi bianchi di Francia. Volumi minuscoli, liste d'attesa infinite.
Charly se n'è andato nel 2015; dal 2017 la famiglia Bouygues, quella di Montrose, porta avanti l'opera senza cambiarne una riga. Lo spirito continua nei figli: il Domaine du Collier di Antoine è nato su una piazza di Chacé. Le bottiglie, loro, restano introvabili: unico difetto che gli si trova.