Veronnet 2024
Corentin Houillon è entrato in un torchio prima di saper camminare: quello di Pierre Overnoy, a Pupillin, dove suo zio Emmanuel firmava già i vini più mitici del Jura naturale. Dopo Beaune e Montpellier, Stéphane Tissot e Dominique Derain, poi quattro anni a dirigere il domaine della città di Morges in Svizzera, ha scelto la Chautagne: cinque ettari in un unico appezzamento, in forte pendenza tra il Gros Foug e il Grand Colombier, su una molassa di sabbia e quarzo quasi senza argilla; l'ex domaine di Veronnet, tenuto dalla famiglia Bosson da tre generazioni, con la sua cantina del 1640. Scuola Overnoy integrale: niente aggiunto, niente tolto, e un motto; mai andare in vigna se la testa è altrove.
«Veronnet» porta il nome del luogo e del domaine: la cuvée-firma, un bianco con l'altesse in testa nato dalle vigne storiche del domaine. Il 2024, annata fresca e precisa nelle Alpi, gli dà fiori bianchi, pera e quella mineralità glaciale che la molassa impone a tutto ciò che cresce qui, il vino che racconta l'indirizzo, nel senso proprio.
L'ABBIAMO SCELTO PER
Un pesce di lago o un caprino fresco, e la storia della cantina del 1640, da raccontare mentre il vino si apre.
Les blancs de Corentin Houillon : altesse et jacquère de molasse, sans soufre. Ils s'accorderont très bien avec :
- Poissons de lac : omble, perche, féra.
- Beaufort d'alpage : pour Force of Nature.
- Fondue et croûtes : la tradition, en mieux.
- Chèvres frais : pour Veronnet et la jacquère.
À éviter : le grand froid qui muselle les vins nature ; 10-12°, et un peu d'air ne leur fait pas peur.
Nous avons confiance en vous. Consommez nos vins avec modération.
| Producteur: Corentin Houillon |
Corentin Houillon
Vigneron «dal biberon», Corentin Houillon ha girato grandi domaine biodinamici francesi ed è arrivato fino in Nuova Zelanda, prima di fermarsi nel 2020 in Chautagne, a nord della Savoia.
Cinque ettari tra vigna e bosco seguiti da vicino, vinificazioni senza additivi né solforosa: vini sinceri, vivi, di una pulizia che sorprende.
Le sue cuvée di jacquère, mondeuse e altesse rimettono la Savoia sulla mappa del vino serio, alla larga dal cliché della bottiglia da fonduta. I volumi sono piccoli e la storia è appena cominciata: il momento buono per salire a bordo è adesso.