Saumur-Champigny Le Bourg 2010
La parcella più rara del domaine: cabernet franc di ottant'anni di media, su un sottile strato d'argilla posato sul tufo profondo di Chacé. Denso senza pesantezza, profondo, speziato, con tannini di una finezza che non si dimentica.
Le Bourg si fa in quantità minime e chiede pazienza: vasca di cemento, poi fino a due anni di botte, imbottigliamento senza chiarifica né filtrazione e ancora riposo prima di lasciare la cantina. È la vetta di casa Foucault, un vino che impiega anni ad aprirsi e che sa aspettarne molti di più.
L'ABBIAMO SCELTO PER
Una tavola d'inverno, una carne che ha sobbollito tutto il pomeriggio, e nessuno con fretta di alzarsi: Le Bourg chiede tempo e lo restituisce centuplicato.
Le Bourg : la parcelle la plus rare du Clos Rougeard, vieilles vignes sur tuffeau, densité, épices et des tanins d'une finesse peu commune. Un vin de garde qui demande un plat à sa hauteur. Il s'accordera très bien avec :
- Côte de bœuf maturée : aux braises, sel gris ; la puissance tranquille répond à la sienne.
- Gibier à plume : bécasse, faisan ou pigeon rôti : l'automne dans le verre et dans l'assiette.
- Lièvre à la royale : le plat des grands soirs pour une bouteille des grands soirs.
- Cèpes et girolles : poêlés au beurre, persil et ail discret.
- Truffe noire : râpée sur une purée, si l'occasion s'y prête.
- Vieux comté : ou un saint-nectaire fermier, en fin de repas.
À éviter : les sauces très réduites et sucrées, et les pâtes persillées : elles recouvrent une finesse qu'on a attendue des années. Carafez une heure avant.
Nous avons confiance en vous. Consommez nos vins avec modération.
| Producteur: Clos Rougeard |
Clos Rougeard
A Chacé i Foucault coltivano le stesse vigne dal 1664: otto generazioni. Ma sono stati due fratelli, «Charly» e «Nady», a far entrare il Clos Rougeard nella leggenda: il cabernet franc della Loira portato al livello dei più grandi vini di Francia, senza uscire dal paese.
Mai un prodotto di sintesi: il biologico prima che la parola esistesse. Vendemmia a mano, lieviti indigeni, l'infusione al posto dell'estrazione: prima la violetta, poi i muscoli. Poi dai diciotto ai ventiquattro mesi di sonno nelle cantine scavate nel tufo.
Tre rossi leggendari, il Clos, Les Poyeux tutto seta, Le Bourg, un monumento nato da vigne vecchie, e il Brézé, uno chenin che in molti mettono tra i più grandi bianchi di Francia. Volumi minuscoli, liste d'attesa infinite.
Charly se n'è andato nel 2015; dal 2017 la famiglia Bouygues, quella di Montrose, porta avanti l'opera senza cambiarne una riga. Lo spirito continua nei figli: il Domaine du Collier di Antoine è nato su una piazza di Chacé. Le bottiglie, loro, restano introvabili: unico difetto che gli si trova.