Saumur blanc 2012
Lo chenin del Domaine du Collier, sul tufo di Brézé: pera, gesso, un tratto di miele secco, e quella dirittura elegante che tiene la bocca dall'inizio alla fine. Niente di ostentato, tutto si gioca sulla tensione e sulla lunghezza; è un bianco che con gli anni guadagna profondità più che volume.
Antoine Foucault, figlio di Charly del Clos Rougeard, ha fondato il domaine nel 1999 con Caroline, dopo quattro anni passati nelle cantine di famiglia. Sei ettari soltanto, quasi tutti di chenin, condotti senza diserbanti né concimi chimici, vendemmiati a mano e vinificati con i soli lieviti del luogo.
L'ABBIAMO SCELTO PER
Un pranzo di famiglia che si mette comodo, la tovaglia buona tirata fuori per l'occasione, un pesce di fiume al beurre blanc che passerebbe quasi inosservato: qui è il vino a dare il tono.
Le Saumur blanc du Domaine du Collier : chenin de tuffeau, poire, craie et miel sec, droit et long. Un blanc qui tient le repas du début à la fin sans jamais fatiguer. Il s'accordera très bien avec :
- Brochet au beurre blanc : le grand classique ligérien, celui qui ne rate jamais.
- Sandre ou bar rôti : peau croustillante, jus court.
- Volaille à la crème : et champignons de saison.
- Asperges blanches : sauce mousseline : le chenin réussit là où presque tout échoue.
- Chèvres de Touraine : sainte-maure cendrée en tête.
- Tarte fine aux poireaux : ou une quiche soignée, un soir de semaine.
À éviter : de l'ouvrir trop froid : il lui faut de l'air et 11-12 °C pour montrer autre chose que sa tension.
Nous avons confiance en vous. Consommez nos vins avec modération.
| Producteur: Domaine du Collier |
Domaine du Collier
Antoine Foucault è nato sulla Place du Collier, a Chacé, ed è lei ad aver dato il nome al domaine. Figlio di Charly e nipote di Nady, i fratelli del Clos Rougeard, impara il mestiere da loro a partire dal 1995, poi nel 1999, a ventisei anni, fonda il proprio domaine con Caroline Boireau. Non uno strappo: un'emancipazione.
Sette ettari scarsi, quasi tutti sulla collina di Brézé: due terzi di chenin, con vigne che si avvicinano al secolo, e un terzo di cabernet franc, su suoli magri e sassosi lavorati perché le radici scendano fino al tufo.
Il metodo non conosce scorciatoie: biologico in vigna, vendemmia a mano, lieviti indigeni, e affinamenti da ventiquattro a trentasei mesi senza travasi, in una cantina fredda scavata nel gesso, senza solforosa fino all'imbottigliamento. Circa quindicimila bottiglie l'anno, non una di più.
La Charpentrie in bianco, La Ripaille in rosso: vini di calcare tesi e profondi, che custodiscono la memoria di Saumur senza copiare il vicino illustre. Un unicorno della Loira: quando una bottiglia passa, non la si lascia scappare.