Bourgogne
Una striscia di colline da Chablis a Mâcon, e la carta dei vini più precisa del mondo: qui ogni parcella ha un nome, un muretto, a volte un monaco che l'ha delimitata otto secoli fa. I climats di Borgogna sono patrimonio UNESCO, e la gerarchia sta in quattro parole — regionale, village, premier cru, grand cru — che dicono il posto di un vino sul pendio prima ancora dell'etichetta.
Due vitigni bastano a tutto: lo chardonnay, dalla tensione di Chablis all'opulenza di Meursault e Puligny, e il pinot noir, dalla seta di Chambolle alla profondità di Gevrey e Vosne. La Côte Chalonnaise e il Mâconnais danno le stesse uve a prezzi ancora gentili, e l'aligoté, a lungo snobbato, è tornato un vino vero nelle mani migliori.
La nostra selezione va ai domaine che fanno parlare la vigna più della cantina: Prieuré-Roch, Pierre-Yves Colin-Morey, Michel Lafarge, Fanny Sabre, e i nomi giovani della Côte che non hanno ancora prezzi da leggenda. Dai monumenti ai borgogna del martedì sera, la stessa esigenza.