Métis 2020
Métis, come un assemblage dichiarato: pinot noir in testa, gamay, e, sale della faccenda, l'enfariné e altri vitigni giurassiani dimenticati che i Labet ripiantano per memoria. Un rosso in Vin de France, senza documenti d'appellation e senza complessi.
Tredici giorni di macerazione, due terzi a grappolo intero, nove mesi in botti usate e una solforosa omeopatica: il 2020 è fresco, speziato, lampone e pepe, leggero di corpo ma lungo di storia; ogni sorso contiene un pezzo di ampelografia scomparsa.
L'ABBIAMO SCELTO PER
Una costoletta di vitello ai finferli, una grigliata tra amici, il vino appena rinfrescato: il rosso del giovedì sera, in versione erudita.
Métis 2020 de Labet : pinot noir, gamay et cépages jurassiens oubliés ; frais, épicé, framboise et poivre, léger de corps et long d'histoire. Il s'accordera très bien avec :
- Œufs en meurette : le bistrot bourguignon, version Jura.
- Jambon persillé : le fruit croquant contre le persil.
- Grillades : feu de bois et grappes entières.
- Fromages doux : il glisse, tout simplement.
- Côte de veau aux girolles : le rouge du jeudi soir, version érudite.
À éviter : le servir à température de salon ; 14-15 °C, légèrement rafraîchi, comme dans le Jura.
Nous avons confiance en vous. Consommez nos vins avec modération.
| Producteur: Domaine Labet |
Domaine Labet
A Rotalier, nel Sud-Revermont, il Domaine Labet è una faccenda di fratelli: Julien, Romain e Charline coltivano insieme, in biologico, uno dei mosaici di parcelle più belli del Jura. Ogni lieu-dit si vinifica a parte, ouillé, perché se ne senta la voce.
En Chalasse ne è la vetta: 1,2 ettari di marne azzurre del Lias piantati a chardonnay a ondate successive dal 1950, un lieu-dit così rinomato che il vicino Ganevat ci imbottiglia le proprie vigne vecchie. Il Bajocien porta il nome della sua roccia, quel calcare del Giurassico medio raro nel Jura, lo stesso che si ritrova sotto i grand cru della Côte de Nuits. E La Bardette, per anni confusa dentro la cuvée Lias, ha finito per avere il suo nome: dai Labet ogni terroir ci arriva, prima o poi.
La linea Fleur, inventata da Alain Labet alla fine degli anni Ottanta, tiene i fusti colmi per far uscire un savagnin fresco e floreale, senza velo e senza ossidazione. Eresia ieri, scuola oggi.