Les Chazaux Poulsard 2024
Profuma di piccoli frutti rossi e spezie dolci, e si ferma a 12 gradi: è un poulsard che non alza la voce. Nicolas Jacob, originario del Jura, è cresciuto alla scuola di Laurent Macle e di Jean-François Ganevat. Dal 2019 vendemmia Les Chazaux, una parcella di Augea nel Sud Revermont: vigne piantate nel 1985, 1989 e 1992 sulle marne del Lias e del Trias, coltivate in biologico.
In cantina nessuna forzatura: l’uva diraspata macera senza follature né rimontaggi, poi il vino riposa otto mesi in demi-muid. Il 2024 è stato durissimo: fra gelate, peronospora e oidio, da queste parti le rese hanno toccato a fatica i 5 ettolitri per ettaro, e il poulsard non ha dato quasi niente. Eppure da quel poco sono nati rossi golosi.
L’ABBIAMO SCELTO PER
Un pranzo di giovedì che doveva essere veloce: salumi di montagna, vitello tonnato e la bottiglia rinfrescata sui 14 °C. E invece… si sono fatte le quattro, e non avevi proprio voglia di alzarti.
Les Chazaux 2024 di Nicolas Jacob: un poulsard di Augea che macera senza follature né rimontaggi e passa otto mesi in demi-muid. Ne esce un vino fruttato, di bella beva, che non va oltre i 12 gradi. Si abbina molto bene a:
- Vitello tonnato: ha pochi tannini, e con la salsa tonnata non litiga.
- Tagliere di salumi di montagna: la freschezza pulisce la bocca, e una fetta tira l’altra.
- Coniglio alla ligure: una carne delicata, con olive taggiasche e pinoli, che chiede un rosso leggero.
- Risotto ai porcini: i funghi portano il profumo del bosco, il poulsard ci mette il frutto.
- Comté giovane: il formaggio del Jura, e fra vicini di casa ci si capisce al volo.
Da evitare: brasati, sughi ricchi e cacciagione importante, che lo coprirebbero. Va servito fresco, sui 14 °C (basta una mezz’ora abbondante in frigorifero), e mai sopra i 16 °C.
Ci fidiamo di te. Bevi i nostri vini con moderazione.
| Producteur: Nicolas Jacob |
Nicolas Jacob
Nicolas Jacob, originario del Jura, ha cominciato lavorando negli orti biologici della zona. Ha imparato il mestiere al domaine Macle, a Château-Chalon, e poi da Jean-François Ganevat, fino a diventarne il braccio destro. Nel 2015 ha comprato poco più di un ettaro a L’Étoile e nel 2019 si è messo in proprio a Cesancey.
A L’Étoile ha viti di chardonnay del 1953, da cui nasce Là-haut. Ad Augea, sulle marne del Lias e del Trias, lavora il lieu-dit Les Chazaux e ne ricava uno chardonnay, un savagnin e un poulsard. Coltiva in biologico, lascia fare ai lieviti indigeni e tiene molti vini un paio d’anni nei demi-muid. Sulle etichette scrive quasi tutto, perfino quando è stata piantata la vigna. Per il resto, ti basta stappare la bottiglia.